Caro amico,


come è capitato ad altri, ho incontrato la sinistra dentro casa. Di sinistra era la mia famiglia. Mio padre era stato partigiano sui monti del Piemonte. E ricordo con affetto la Torino degli anni sessanta quando, da studente, cominciavo a scoprire una passione per la politica che non mi ha più lasciato.


Sono passati quasi quarant'anni. L'Italia è cambiata, in meglio. E naturalmente è cambiata la politica, qualche volta in peggio. Non saprei dire con certezza qual è oggi la molla che può spingere un giovane a scegliere un partito, un'adesione, un impegno.


Per me - ripeto - fu in parte una tradizione, ma insieme a questo la convinzione che "da sinistra" venissero le risposte più convincenti ai problemi dei lavoratori della Fiat, o degli immigrati meridionali, o di noi ragazzi, protagonisti allora della prima grande contestazione giovanile.


Quello che so è l'inutilità su questo piano del paternalismo. Ogni generazione scopre la politica a modo suo. E quasi sempre sulla propria pelle. Credo sia così anche oggi, in quest'Italia governata da una destra confusa e pasticciona che molto promette e pochissimo realizza. Ciò che sento, però, come un'esigenza fondamentale da quando ho il compito di guidare i Democratici di Sinistra, è il bisogno di rinnovare il mio partito. Di aprirlo a nuove adesioni, nuove culture e sensibilità. Vorrei che i DS fossero, sempre di più, un'opportunità per molti. Uno strumento per affermare i diritti civili e sociali di milioni di persone: il diritto al lavoro, alla salute, a una pensione giusta, allo studio o alla possibilità di realizzare le proprie aspirazioni anche se si è nati in una famiglia umile e senza santi in paradiso.


In fondo credevo da ragazzo, e lo credo tuttora, che un partito di sinistra debba servire a questo: a battersi per la libertà dei singoli e allo stesso tempo per i diritti di tutti.


Nei mesi scorsi abbiamo lavorato con impegno per rafforzare questo profilo e il risultato delle elezioni amministrative ha premiato il nostro sforzo. Ne siamo felici, ma non basta. La strada per tornare al governo dell’Italia è complessa e difficile. Diciamo che abbiamo riacceso il motore della vettura, ma adesso dobbiamo affrontare un viaggio che non sarà breve.


Per questo abbiamo bisogno di una nuova leva di iscritti, di militanti, di dirigenti. Abbiamo bisogno di ridare senso alla scelta di un'adesione individuale e di un impegno comune.


E insieme a questo abbiamo bisogno di più risorse. Non è un caso che questo nostro pieghevole parli del tesseramento e di una grande sottoscrizione per i Ds. La forza di un partito sono le sue idee, il consenso che raccoglie e le persone che vi aderiscono. Ma senza risorse finanziarie adeguate - soprattutto nella società di oggi, e in presenza di una forte disparità economica tra le forze in campo - quelle idee non vivono, non parlano all'esterno e corrono il rischio di rinsecchirsi.


Ecco perché abbiamo bisogno di forze nuove, fresche. E di un aiuto economico per continuare il nostro lavoro con più entusiasmo e fiducia.



Contiamo anche su di te.


Grazie

Piero Fassino